Miei cari genitori...addio
Lettera scritta in yiddish da un ragazzo di 14 anni nel campo di concentramento di Pustkow.
Miei cari genitori,
se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei
descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me.
Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella
foresta. I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato via le scarpe… Tutto
il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra (ci
hanno portato via anche i nostri mantelli).
Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio
corpo è pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci
gettano qualche carota cruda, una barbabietola, ed è una vergogna: ci si batte
per averne un pezzetto e persino qualche foglia.
L’altro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni
quinto della fila veniva fucilato… Io non ero il quinto, ma so che non uscirò
vivo di qui. Dico addio a tutti, cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei
fratelli, e piango…