Elie Wiesel
Elie
Wiesel nacque a Sighet, un piccolo paese dei
Carpazi a lungo risparmiato dalla guerra, il 30 settembre del 1928; visse
un’infanzia felice fino all’età di quindici anni quando nel 1944
venne
deportato prima ad Auschwitz e poi a Birkenau, dove molti dei suoi famigliari
persero la vita.
Liberato nel 1945 dalle truppe americane, rifiutò di fare ritorno nell’Europa centrale, e così trascorse una decina d’anni in Francia, seguendo con passione le vicende legate alla nascita dello Stato d’Israele.
Wiesel
fece pratica come giornalista, poi intorno alla metà degli anni Cinquanta partì
per gli Stati Uniti; all’età di trent’anni riuscì finalmente ad affidare
alle pagine della NOTTE l’esperienza vissuta nell’inferno dei campi di
concentramento. E’ questo l’inizio di un’opera imponente, pervenuta a
tutt’oggi a 27 volumi (romanzi, saggi, ritratti, testi teatrali) tutti votati
al ricordo delle vittime, alla difesa dei sopravvissuti e di tutti gli oppressi.
Con le armi della pietà, dell’amore ma talvolta anche della collera, quest’opera e questa vita diventeranno una lotta tra dubbio e fede, disperazione e speranza, oblio e memoria.
Nel 1968, Wiesel ottiene il PRIX MÉDICIS per “Le mendiant de Jérusalem ”, nel 1980 il PRIX DU LIVRE INTER e nel 1981 il PRIX DES BIBLIOTHÉCAIRES per “Il testamento di un poeta ebreo assassinato”. Nel 1994 Wiesel pubblica il primo volume dei suoi “Mémories”: “Tous les fleuves vont à la mer”. Nel 1963, è titolare della cattedra di studi di scienze umane all’università di Boston e presidente della commisione presidenziale dell’Olocausto a Washington. Wiesel è stato insignito di numerosi premi internazionali, tra i quali spiccano, nel 1983, il PRIX INTERNATIONAL DE LA PAIX per “Il testamento di un poeta ebreo assassinato”(1980) ed il PREMIO NOBEL PER LA PACE, nel 1986, riconosciutogli all’unanimità.