Dachau
Il campo di concentramento di Dachau è stato il primo istituito «ufficialmente»
dal regime nazista, poche settimane dopo la presa del potere in Germania: il 20
marzo 1933 Himmler
inaugurò il primo lager speciale per i “prigionieri in
arresto per ragioni di pubblica sicurezza”, costruito sull'area dell'ex
fabbrica di munizioni e polvere da sparo di Dachau, nelle vicinanze di Monaco.
Il campo, derivato dalla ristrutturazione degli edifici e dei terreni di una
fabbrica di munizioni in disuso, era progettato, inizialmente, per 5.000 deportati. Esso fu un campo modello nel quale furono sperimentate e messe a
punto le più raffinate tecniche di annientamento fisico e psichico degli
avversari politici, cioè degli oppositori del regime, ai quali in un primo
tempo quel Lager era dedicato come luogo di “rieducazione politica”.
I primi ospiti di Dachau furono funzionari e dirigenti del partito comunista.
Poi vennero i socialdemocratici ed i cattolici. Ma quando uno dei prigionieri
era anche ebreo il trattamento riservatogli era particolarmente brutale.
Sin dall'inizio esisteva nel campo una «Compagnia di punizione» alloggiata in
una baracca separata dalle altre. In seguito le baracche divennero due perché
la forza di questa formazione speciale era progressivamente aumentata.
In altre
parole erano aumentate le sevizie, era diventato più duro il lavoro,
insopportabile il regime di vita. I prigionieri venivano stroncati dalla fatica;
altri subirono l'inumana pena del bunker, dove molti penarono per mesi se non
soccombevano prima incatenati, alimentati con pane ed acqua o costretti a stare
in piedi, dentro cubicoli di cm. 60 x 60, senza luce né aria. Questo fu il
sistema per eliminare dalla circolazione chi non era gradito al regime nazista.
Nei primi tempi i prigionieri erano destinati alle opere di completamento delle
installazioni del campo, in lavori stradali e di sistemazione del territorio
intorno al campo. Poi essi furono distaccati presso varie imprese appaltatrici
delle forniture di m
A Dachau i nazisti affidarono la gestione interna del campo agli stessi
deportati. Trattandosi di un campo a prevalente presenza di prigionieri
politici, fu facile per loro trovare un comune linguaggio - quello
dell'antifascismo - fra uomini che, man mano che l'invasione nazista si
espandeva a macchia d'olio sull'Europa, venivano rastrellati nei loro paesi ed
avviati a Dachau. In breve tempo Dachau fu una vera Babilonia: tedeschi,
austriaci, russi, polacchi, francesi, italiani, cecoslovacchi, ungheresi vissero
insieme, dividendosi la fatica, le umiliazioni, la violenza degli aguzzini. Un
comitato antinazista clandestino consentì la convivenza di tutti, all'insegna
della solidarietà.
Dachau ospitò anche numerosi sacerdoti che vennero rinchiusi nei cosiddetti «blocchi
dei preti».
Fu
anche sede di infami esperimenti pseudo-scientifici che avrebbero dovuto far
scoprire il modo per salvare la vita ai combattenti del Terzo Reich, ma che
costarono la vita a centinaia dei suoi oppositori.
Progettato originariamente ed attrezzato per ospitare al massimo 5.000 detenuti,
ad onta di successive estensioni e ramificazioni in innumerevoli sottocampi,
Dachau fu sovraffollato al limite tale che tre persone dovevano dormire nello
stesso letto, servirsi degli stessi impianti igienici, dividere il poco e
pessimo cibo. Nei dodici anni della sua esistenza vi sono stati registrati più
di duecentomila prigionieri, ma non è possibile stabilire il numero dei
deportati non registrati.
Il
29 aprile 1945 gli americani che liberarono Dachau contarono 31.432 persone, più
altre 36.246 presenti nei sottocampi e distaccamenti. Questi erano i superstiti
rimasti sul luogo, ma non si conosce il numero di quelli che, poco prima
dell'arrivo degli alleati, furono smistati con marce forzate verso Mauthausen
e Buchenwald. Non è ancora stato possibile
stabilire esattamente il numero dei morti di questo campo cui si attribuisce il
triste primato di durata, di insopportabilità del regime di detenzione.
L'anagrafe del campo ha registrato circa 45.000 decessi, ma questa è
sicuramente una cifra irrisoria di fronte alla tragica realtà di Dachau.