Adolf Hitler
Il più scellerato criminale che la storia abbia mai conosciuto
“Milioni di uomini lo malediranno per l'eternità...”
Adolf Hitler era il quarto figlio, nato, nel 1889, dal terzo matrimonio di un impiegato delle dogane austriache della cittadina di Braunau am Inn, di nome Alois Schiklgruber, a sua volta figlio illegittimo di una domestica, il quale a quarant'anni cambiò il suo cognome in Hitler.
Frequentò la
Realschule a Linz, dove fu un allievo turbolento e mediocre. La morte del padre
nel 1905 per tubercolosi, che era il flagello di famiglia, lo immobilizzò a
letto, lo scoraggiò scolasticamente, ma nonostante il
disagio economico e il cancro di cui sua madre stava morendo, decide di partire
per Vienna, per realizzare la sua vocazione artistica, iscrivendosi
all’Accademia di Belle Arti.
Viene respinto per due anni consecutivi all’esame di ammissione dell’Accademia e non poté iscriversi alla facoltà di Architettura, essendo sprovvista di un certificato di licenza. Inizia così un periodo oscuro, 5 anni di vagabondaggio e di decadimento fisico e sociale, quasi totale, lontano dalla famiglia, essendo morta sua madre. In quel periodo era proprio un fantasma del ghetto: girava con un soprabito nero troppo lungo e sformato, che gli era stato regalato da un suo amico occasionale ebreo, i capelli sporchi sotto il capello logoro, una barba che gli invadeva il volto affilato dalla febbre.

Nel 1909 egli
dovette rassegnarsi a lavorare in una società, e a piazzare i suoi quadri. In
quel periodo leggeva molto e discuteva di politica con i suoi amici, ma quasi
sempre si trattava di monologhi, che stupivano l’uditorio per i loro
temi, la loro perentorietà e la loro violenza. Tra tutti gli amici che aveva,
lui era l’unico, che nonostante la decadenza fisica, non si lasciò a quella
morale. Lui non abbandonò mai i propri valori: decoro e ordine.
Gli mancava solo
la disciplina, e la lotta per salvare la sua dignità, lo convinse che, solo il
più forte e il più astuto, avrebbe vinto tale lotta della vita. Hitler fu
sempre a contatto con le classi lavoratrici e quello che provocava la sua
collera, erano le teorie dei marxisti, che rifiutavano i valori della patria
borghese e del lavoro capitalista. Scoprì che dietro queste teorie, c’era
l’ebraismo. L’antisemitismo si stava sviluppando in Europa centrale, e
proprio a Vienna confluivano tutte le razze e gli scarti dei ghetti slavi.
E’ proprio in
questa situazione che egli contrasse l’odio per gli ebrei: chi si nascondeva
dietro al marxismo internazionalista e materialista, chi si arricchiva a spese
del popolo e portava via donne e giovani, chi minava la supremazia della razza
tedesca nell’Impero, se non l’ebreo?
Fu proprio a
Vienna per Hitler la "scuola" più dura e la più fruttuosa della sua
vita.
Nel 1913 egli
decise di partire per Monaco e nel 1914, dinanzi al Consiglio di revisione a
Salisburgo, fu riformato per cattive condizioni di salute. Quando il 1° agosto
1914 ci fu la dichiarazione di guerra, Hitler era felicissimo e volle
partecipare a tale "grande fortuna".
Fece domanda per
prestare servizio militare nell’esercito della Baviera, e fu arruolato in un
battaglione di fanteria di riserva. Senza famiglia, senza amici, senza un
mestiere, Hitler fu per 4 anni un soldato modello, per il quale l’esercito
rappresentava focolare, affetti e mezzo di sostentamento. Per tutta la guerra
ebbe ruolo di staffetta di compagnia. Molto coraggiosamente traversò
l’inferno del fronte occidentale, guadagnando così il grado di caporale.
Prese un unico congedo in seguito ad una ferita alla gamba.
Nel 1917 constatò, con grande sorpresa e collera, che nel Paese regnavano una
crescente demoralizzazione, il dubbio e la carestia. Gli ufficiali prussiani
erano degli incapaci, lasciavano morire milioni di uomini, che si battevano,
soffrivano e morivano ai loro ordini, invece di portare ordine, disciplina e
coraggio. Fu allora che Hitler pensò: "Se mi si affidasse il comando della
guerra! Saprei come far regnare l’ordine all’interno e ricambiare agli
Alleati la loro propaganda".
Nel 1918 la
Germania venne sconfitta e per lui fu un colpo terribile. Naufragavano
quell’Impero e quella vittoria, per i quali aveva appassionatamente combattuto
per 4 anni.
Il 9 Novembre 1918
venne proclamata la Repubblica di Weimar, battezzata così dal nome della città
in cui si tenne l’Assemblea Nazionale Costituente. Questa Repubblica regnò
dal 1918 al 1933. Le masse popolari, l’accettarono apaticamente e i gruppi di
pressione erano tali che ogni decisione importante del potere politico doveva
essere negoziata con la potenze dell’economia privata e dell’esercito,
inoltre la repubblica non seppe imporre la pace anche perché questa non si
comanda a bacchetta.
Nel 1919 Hitler
entrò nel Partito tedesco dei lavoratori, che fu trasformato nel 1920 nel
Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, del quale divenne il capo nel
1921.
L’inflazione
gravissima e l’incertezza della Repubblica crearono il caos tanto che il
presidente decretò lo stato d’assedio, affidando all’esercito il compito di
difendere la Repubblica che esso disprezzava. Ma le autorità bavaresi volevano
approfittare di questa situazione per esautorare la democrazia e installare un
governo reazionario e militare.
Nel 1929 Hitler,
stanco degli indugi delle autorità di Monaco, colpì per primo e attuò il suo
colpo di Stato. Ma questo colpo di mano fallì e Adolf Hitler venne arrestato e
il partito nazista e quello comunista furono messi fuori legge. Hitler fu
condannato e 5 anni di reclusione nella fortezza di Landesberg, pena minima, che
del resto, gli fu subito assicurato, sarebbe stata ridotta. Nel carcere, Hitler,
dettava il Mein Kampf a Rudolf Hess e intanto prendeva lezioni dal passato. Era
per essersi messo nell’illegalità e, quel che più conta contro l’esercito,
che aveva fallito.
Nel 1924 dopo
appena nove mesi di reclusione, Hitler veniva rimesso in libertà . Il suo
partito era stato sciolto, ma egli non pensò nemmeno
un momento di abbandonare la vita politica. Riorganizzò il partito e
all’interno delle SA, che era un’associazione paramilitare, che egli voleva
far diventare un esercito politico. Fu scelto un piccolo gruppo, destinato a
rimanere attorno al Führer.
Il partito fu
articolato in gruppi locali riuniti in Gau, i cui capi, i Gauleiter, venivano
eletti. Hitler, sospettoso moltiplicava gli incarichi e cambiava spesso il
personale. Per affermare la propria autorità, Hitler decise di nominare
personalmente i Gauleiter e creò un tribunale per giudicare le contese fra i
membri. Negli anni successivi il numero degli adepti crebbe lentamente. Alla
fina del 1929 il partito aveva già triplicato i suoi effettivi e le SA
contavano 100.000 uomini, un numero pari all’esercito regolare. D’altra
parte, il numero dei disoccupati cresceva con lo stesso ritmo. Ora, la SA,
grazie alla sua cassa di soccorso e ai suoi refettori, offrì un rifugio agli
affamati. In tal modo gli effettivi dell’esercito politico si accrebbero
continuamente e nel 1933, si poterono contare 300.000 uomini.
Nel 1930 ci furono
le elezioni e il partito di Adolf Hitler ottenne circa 6.500.000 voti, superando
di poco i socialdemocratici, seguiti dai comunisti. Approfittando, in seguito,
del favore del Presidente Hindenburg e degli elementi militari, ma soprattutto
dello stato d’animo di depressione in cui si trovava gran parte della
popolazione tedesca (sette milioni di disoccupati), il Führer venne nominato
cancelliere.(gennaio ‘33).
Nel 1934 il
Presidente Hindenburg era vecchio e declinava rapidamente e c’era il problema
della successione. Erano in molti i candidati, ma il 29 giugno 1934, dopo
settimane di dubbio, Hitler diede alle SS e alla Gestapo l’ordine di colpire.
Ci fu una notte di sangue (notte dei coltelli) da un capo all’altro del Reich.
Per tutta la notte, in una prigione, i plotoni delle SS fucilarono uomini che
morivano gridando con "Heil Hitler". Morirono anche degli innocenti,
furono liquidati vecchi rancori. Più di 1.000 morti e circa 1.200 arrestati
furono coperti dall’esercito, che rimase fedele.
Quando Hindenburg
morì, Hitler gli successe in qualità di Führer e cancelliere del Reich, ormai
la Germania era Hitler e Hitler era la Germania. Il Führer si stancò assai
presto degli affari interni e lasciò governare i suoi uomini di fiducia,
riservandosi gelosamente la politica estera.
Sempre nello
stesso anno, la Germania abbandona la conferenza per il disarmo e la Società
delle Nazioni e Hitler inizia a sbarazzarsi dei nemici interni: ebrei e
repubblicani, in quanto questa sembrava essere la condizione per la rivincita.
Nel 1936 il Führer
tentò il putsch austriaco, ma questo fallì a causa dell’intervento italiano.
Negli anni
successivi la Germania si riarmò e rioccupò militarmente la Renania. Nel 1937
Hitler stipulò un accordo con Mussolini, l’asse Roma-Berlino, che si
rafforzava di giorno in giorno.
Nel 1938 il Führer
assunse personalmente il comando delle forze armate nell’ultimo consiglio di
gabinetto del Terzo Reich. Si concluse l’Anschlub
così come era stato previsto, e l’Austria fu incorporata nella Grande
Germania. In questo anno, iniziò l’applicazione delle leggi razziali
Dopo aver
conquistato la Boemia e la Slovacchia, nel ‘39 Hitler invase la Polonia e la
conquistò, causando la dichiarazione di guerra di Francia ed Inghilterra. Chi
invece non lo ostacolò in questa conquista fu l’URSS, con la quale Hitler
aveva firmato un’alleanza, il patto Ribbentrop-Molotov.
Anche il Polonia
iniziarono le leggi razziali e le persecuzioni e poco dopo prese il via anche la
soluzione finale.
Nel 1941 Hitler decise di attaccare la sua alleata, la Russia, dando poca importanza alla guerra con l’Inghilterra. Questo fu un errore fatale per Hitler, poiché questo aprì un secondi fronte, errore reso ben presto ancora più grave dall’entrata in guerra degli Stati Uniti. Da questo errore in poi la situazione della Germania si venne a modificare a suo sfavore. In ogni caso Hitler rimase fedele al giuramento pronunciato nel giorno dell’apertura delle ostilità, vivendo tutta la guerra in mezzo al suo esercito.
Dal 1941 la salute
del Führer, cominciò a risentire del lavoro frenetico e disordinato
ch’egli s’imponeva. Capelli grigi, vertigini, fobia per la neve, erano anche
le conseguenze dei lunghi mesi passati senza sole né riposo, sotto i cupi abeti
delle foreste della Prussia orientale o dell’Ucraina, che nascondevano il suo
quartier generale. Per di più l’attentato del 20 luglio gli aveva leso i
timpani e il braccio sinistro, da allora, fu agitato da un tremito continuo.
Nel 1943 ci fu la
disfatta tedesca a Stalingrado e il malcontento di buona parte dell’esercito
si concretizzò, in tentativi falliti, di uccidere Adolf Hitler. La Germania
veniva attaccata ad Est dai Sovietici e a Ovest dagli Alleati, e nel 1945 il
cerchio di fuoco si chiuse intorno a Berlino. Nel bunker della Cancelleria,
rifiutandosi di credere alla disfatta, tradito da tutti, Hitler continuò a
manovrare con le mani madide e la testa in fiamme, armate inesistenti.
Ma quando i Russi
furono a solo 100 metri dalla Cancelleria, il sogno di Hitler svanì. Dopo aver
sposato la sua amante, Eva Braun, e redatto le sue ultime volontà, Hitler si
suicidò il 20 aprile 1945, all’età di 56 anni. I loro cadaveri bruciati
scomparvero forse nel caos del bombardamento sovietico. Una settimana dopo, il
Terzo Reich capitolava, più di 30 milioni di morti restavano a
testimonianza della follia sanguinaria.