I castelli della bergamasca
approfondimento storico

  1. Origine del concetto di castello
  2. Cultura latina
  3. Cultura germanica
  4. Struttura originaria del castello
  5. Scelta del luogo di edificazione
  6. Due cinte murarie
  7. Evoluzione della struttura tra il X e l'XI secolo
  8. Le torri
  9. Sistemi di difesa esterna
  10. Ingresso del castello
  11. Sistema di difesa interno
  12. Come si viveva nel castello
  13. Evoluzione della struttura nell'XI secolo
  14. Evoluzione della struttura nel XIII secolo
  15. Evoluzione della struttura nella prima metà del XIV secolo
  16. Evoluzione della struttura verso la fine del XIV secolo
  17. Evoluzione della struttura nel primo Rinascimento



Nell'età feudale il castello rappresentò l'edificio tipico e qualificante dell'architettura laica come l'abbazia lo fu per quella religiosa.

Alla caduta dell'Impero Romano, causa le continue invasioni barbariche, nelle campagne italiane non era più possibile abitare per nuclei familiari isolati, tanta era l'insicurezza che vi regnava. Di qui la necessità di raccogliersi attorno alle persone dell'abate o del signore, formando attorno ad essi agglomerati di difesa, religiosa o civile.
Ebbene il castello, così come l'abbazia, rappresentò la fisicizzazione di quell'esigenza di difesa comunitaria, un edificio del tutto nuovo, la sua derivazione dialettica dal castellum romano non trovando in realtà alcuna corrispondenza di forma e nemmeno di funzione; il castellum era, in effetti, una piccola fortezza situata nelle zone di confine dei territori romani, molto simile al castrum, formata da un recinto in muratura, solitamente rettangolare, e circondato da un fossato; agli angoli torri aggettanti verso l'interno.
Solo i fortilizi medioevali, costruiti all'imbocco delle più alte valli alpine, possono forse ricordare il castellum, in quanto per essi esiste un certo rapporto formale con le fortificazioni romane, sia per l'esistenza in loco di resti non completamente diroccati delle costruzioni precedenti, sia per la somiglianza di funzioni (ambedue le costruzioni erano destinate al ricovero delle soldatesche di passaggio e alla vigilanza dei confini).

Il castello medioevale riuscì invece ad accomunare in sé, nella sua forma più completa, l'insediamento residenziale e le sue difese.

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Nella società latina, ordinata secondo leggi romane, questa necessità di protezione non era affatto sentita. Il proprietario romano non pensava minimamente a fortificare la sua casa di campagna, vista come dimora serena accanto alla quale erano collocati tutti gli altri edifici occorrenti all'alloggio dei servi, all'allevamento del bestiame e al ricovero delle messi.
Anche dopo il fuggifuggi provocato dalle prime invasioni barbariche, i proprietari terrieri uscivano dalle città e ritornavano alle loro dimore riparandole e solo in alcuni casi limitati pensavano di rafforzarle per cercare una forma di protezione contro la violenza dei vandali.

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I popoli d'origine germanica, ma ormai ambientati in Italia, avevano invece uno spirito e un'eredità culturale molto diversa.
Già Tacito faceva osservare come i Germani non potessero soffrire che le loro abitazioni fossero a contatto, come nella società latina, legate una all'altra e formanti un unico complesso organismo, ma ognuna doveva essere ambientata in un vasto spazio. Per la loro cultura era considerato segno di coraggio e pienamente legale l'atto di scacciare i vicini e di impedire che altri prendessero il loro posto.
Queste usanze furono conservate anche dopo il loro insediamento nelle nostre terre e questo costituì la prima forma di garanzia contro gli attacchi improvvisi. I capi dei nuclei familiari fissarono le loro residenze lontane le une dalle altre, occuparono vaste estensioni di territorio e le loro case furono i primi nuclei di molti castelli. I villaggi che si formarono attorno ad essi non erano ancora popolati da uomini liberi, ma da coloni strettamente vincolati alla terra.
Con il dissolversi della società romana, ad essa si sostituì il regime feudale con la sua rigida organizzazione di principi e vassalli.

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Molto facilmente si può affermare che la villa romana servì di modello per la nuova costruzione. Sappiamo che essa era organizzata attorno ad uno spazio centrale lasciato scoperto; allo stesso modo i nuovi insediamenti dovevano essere costituiti da edifici staccati tra di loro, destinati all'alloggio dei coloni e alle esigenze del lavoro dei campi, in mezzo ai quali esisteva uno spazio, coperto o scoperto, che serviva al padrone per adunare i servi, per dare feste e per amministrare giustizia.
Questo insieme rustico era circondato da un muro di cinta e in alcuni casi anche semplicemente da una palizzata; più tardi, quando si vollero aumentare le possibilità di difesa, si scavò attorno un largo fossato e la terra scavata fu portata all'interno del recinto, ammucchiata e su questo innalzamento si organizzò il nucleo centrale e principale di difesa che col passare del tempo divenne il mastio.

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Le mura del castello venivano erette frequentemente in zone già di per se stesse facilmente difendibili, ad esempio la cima di un colle, dalle quali il signore, dominava per intero lo spazio circostante. In questo caso allora il muraglione difensivo seguiva la configurazione del terreno e il mastio veniva eretto o nel punto più elevato (per poter dominare), o nel punto più debole (per potenziare la difesa).

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Frequentemente accadeva che, una volta eretta la cinta murata, ci si accorgesse che essa non era sufficiente a contenere tutti quanti i residenti: per ovviare a questo, si costruiva una seconda cinta e nello spazio compreso tra le due cinte venivano collocati gli alloggi della guarnigione, le scuderie e i magazzini.

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A partire dall'XI secolo, il mastio venne collocato presso la parte più esterna del recinto fortificato, fu attrezzato con uscite proprie sul fossato e venne disposto per esercitare una difesa per fiancheggiamento delle parti meno protette del castello. Per la sua alta mole, sovrastante tutte le altre parti minori, il mastio dava un impronta di imponenza all'insieme della difesa feudale e ne sottolineava la preminenza.

Oltre che conformarsi alla distribuzione generale sopra accennata, i costruttori dei castelli applicavano invariabilmente alcuni accorgimenti difensivi che l'arte edificatoria aveva affinato nel tempo. Nei primi castelli sorti tra il X e I'XI secolo, una rozza muratura correva attorno al perimetro della posizione prescelta per la sede del castello, posizione che nelle località di montagna era quasi sempre delimitata da una scarpata rocciosa. Tuttavia sono scarsissime le tracce di castelli primitivi nei quali sono conservati i caratteri delle strutture originarie, poiché il feudatario che li abitò per molte generazioni successive, pose sempre un grande impegno a rammodernare i mezzi di difesa al fine di aumentarne la sicurezza.

Uno dei caratteri distintivi di questo rinnovamento, derivato dalle nuove tecniche di attacco, apprese in oriente durante le prime crociate, fu la costruzione di torri ai vertici del recinto murato, segnando così un chiaro ritorno alle tradizioni dell'architettura militare romana.

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Le torri erano alte e sporgenti dalle mura del recinto in modo da fiancheggiare le parti interposte. Quando lo spazio era sufficiente, le mura delle torri sorgevano dalla pianta del castello, ma nei terreni scoscesi, che non consentivano di allargarsi con il piano di fondazione, si impiegavano al posto di vere torri, delle torricelle costruite in isposto sugli spigoli, al sommo delle muraglie.
Le torri dell'epoca romana nella loro parte inferiore erano piene, ma questa modalità costruttiva nel XII secolo venne abbandonata perché essa lasciava a disposizione per la difesa la sola parte superiore della torre, mentre la parte inferiore rimaneva esposta all'assalto con picconi od altro da parte degli assedianti.
Per eliminare questo pericolo gli architetti del Medio Evo svuotarono le torri nel loro interno, le suddivisero per piani e organizzarono la difesa a diversi livelli, aprendo sui fianchi delle feritoie. Il passaggio da un piano all'altro, nell'interno della torre era realizzato per mezzo di scalette molto strette e ripide, assai agevolmente bloccabili, costruite in muratura e poste negli angoli della torre; queste parti fisse erano collegate con segmenti di scala in legno che potevano essere tolti a seconda della necessità.

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La difesa principale delle torri, come pure quella delle cortine murarie, era tuttavia affidata principalmente ai proiettili accumulati sul piano più elevato e lasciati cadere dall'alto.
Per realizzare questo proposito il parapetto della sommità si faceva sporgere e nel ballatoio a sbalzo (beccatello) erano previste delle aperture (caditoie o piombatoi) attraverso le quali i proiettili venivano fatti precipitare in aderenza al muro.
Il coronamento difensivo delle torri e delle cortine, oltre che dalle caditoie, era costituito dalle merlature. Queste erano già in uso presso i romani, secondo regole costanti per le quali ogni merlo permetteva riparo ad un solo uomo; il loro impiego, fino al secolo XI non subì praticamente alcuna variante.
Fu ancora l'esperienza bellica vissuta in oriente durante le crociate a consigliare alcune modifiche alle merlature tradizionali. Per mezzo dl un cammino di ronda la merlatura venne coordinata al sistema delle caditoie, i merli si fecero più larghi e nella loro parte mediana venne praticata una stretta apertura orizzontale per i balestrieri o verticale per gli arcieri.

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Fino all'introduzione e all'impiego delle armi da fuoco, il castello rappresentò un rifugio sicuro, alla condizione che le sue difese non fossero superate con un'azione di sorpresa; poiché scalare le sue mura non era certo agevole, quando la vigilanza era desta, è naturale che il programma difensivo della porta di accesso venisse attuato nei minimi particolari.
L'ingresso era collocato in una torre speciale, più robusta delle altre della cinta e ben difesa da saettiere e caditoie, oppure si avvaleva dell'azione fiancheggiante di due torri. L'ingresso era costituito da un androne chiuso da robusti battenti, largo abbastanza da consentire l'ingresso di due cavalli affiancati.
Introdotto l'uso dei fossati, si ricorse all'impiego di ponti levatoi, manovrati a mezzo di catene fissate all'estremità di due travi (bolzoni) a loro volta girevoli e che andavano a disporsi, quando il ponte era sollevato, in due scanalature (sedi dei bolzoni) previste di fianco al portone d'ingresso, mentre l'impalcato del ponte si collocava verticalmente dinanzi alla porta raddoppiandone, con il suo stesso spessore, la sicurezza.

Sovente, accanto alla porta principale carraia, che si teneva ordinariamente chiusa, ne esisteva una seconda detta pusterla, che consentiva il passaggio a un solo cavallo per volta, essa pure munita di ponticello levatoio.

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All'interno, numerose chiusure, indipendenti le une dalle altre, opponevano all'attaccante ostacoli successivi. Tutto l'insieme delle comunicazioni era studiato in modo di ostacolare il nemico che fosse riuscito a superare l'ingresso e ciò a mezzo di tratti sinuosi, di false entrate, di passaggi ciechi, di trabocchetti, di porte basse e strette.
Questi percorsi, già di per se tanto tortuosi e difficili, potevano ancora essere sbarrati a mezzo di saracinesche che, scendendo dall'alto, avevano il compito di dividere gli spazi e contenere l'irruzione nemica.

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Oppressa dal peso delle preoccupazioni difensive la vita del feudatario e dei suoi familiari, entro il mastio dei castelli dell'XI e del XII secolo, doveva svolgersi infelice, senza comodità e senza serenità.
L'esame distributivo di una di queste costruzioni, non alterata dalle modifiche dovute all'architettura del Rinascimento, provoca sorpresa e perplessità. Condizioni di vita tanto disgraziate, e diremo quasi innaturali, chiedevano certo una rapida riforma verso forme di convivenza più civili di quanto fossero consentite ai familiari del castellano, costretti a condurre la loro esistenza tra la guarnigione del mastio primitivo.
Fortunatamente per i castellani le loro abitazioni subirono una evoluzione attraverso graduali perfezionamenti.

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Al primo di questi passaggi evolutivi incontriamo, intorno al 1000, la torre con la cinta, vale a dire un rifugio e una difesa, ma non una casa o quanto meno questa era disagiata oltre ogni dire.
Il mastio, a pianta quadrata, accoglie nel sottoterra i depositi di vettovaglie e di armi; al piano terreno, vi sono collocate la sala d'armi, quella di riunione e di giustizia e certo presuppone la continua presenza di armati. Uomini d'armi sono pure disposti sulla sommità del torrione, di sentinella e di corrispondenza con le altre torri del territorio.
Tra le due zone militari, i piani intermedi dovevano essere destinati all'abitazione, ma sarebbe difficile leggere un qualsiasi sistema distributivo basato su logiche corrispondenze di funzioni. Si tratta di spazi accostati su piani orizzontali o verticali, senza preoccupazione alcuna di disimpegno, nei quali si possono ravvisare, indifferentemente, le stanze per il soggiorno o il riposo notturno.

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Il secondo passaggio, verso il 1200, curò più la casa che la fortezza.
Dove i castelli si ampliarono a completamento dei più antichi, conservarono il torrione del periodo precedente, anzi a volte se lo incorporarono tagliandone la sommità e abbattendo la cinta muraria che originalmente lo recingeva.
Dove sorsero nuovi castelli questi ebbero l'aspetto di case compatte e spaziose, prive di torri, la cui sicurezza era affidata esclusivamente allo spessore delle muraglie con pochissime finestre. Si trattava in definitiva di uno sviluppo tipologico del mastio che in tal modo consentiva una sommaria applicazione del programma distributivo dell'abitazione.

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Il terzo periodo si sviluppò attorno alla prima metà del XIV secolo; l'arte diede i segni del suo rifiorire con le torri collocate agli angoli del mastio, sorgenti da terra, oppure come già detto in isposto sugli spigoli.
La cura data alle applicazioni della nuova scienza militare tuttavia fu la causa per la quale in questi castelli l'ordinamento domestico non venne condotto a quel grado di perfezione a cui invece erano giunte le difese e che i già ingentiliti costumi richiedevano. Una cinta di mura circondava solitamente il castello; il corpo centrale aveva nel suo centro uno spazio a cortile, incerto nella forma, ove era collocata la scala che portava ai piani superiori.

Il piano terreno era tutto adibito agli uomini d'arme, il primo piano per l'abitazione ed insieme destinato alle funzioni di amministrazione e governo proprie del feudatario.
La casa aveva un suo ordinamento abbastanza logico ma è chiaro che le preoccupazioni difensive erano sempre importanti. Le torri, sorgenti da terra o a sbalzo sugli spigoli, permettevano una perfetta azione di fiancheggiamento su tutti i lati del perimetro e collocate come erano a cavaliere di due stanze, fanno ritenere che in esse, in corrispondenza dei piani, fosse disposta una guardia permanente per controllare il passaggio da uno all'altro dei locali al fine di contrastare la sorpresa ed il tradimento.

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Nel quarto periodo siamo ormai sullo scorcio del Medio Evo la fortezza non mette a disagio la casa e non ne è indebolita.

Verso la fine del XIV secolo bisognava cominciare a fare i conti con le artiglierie già apparse temibilissime. Le muraglie ebbero uno spessore doppio di quello usato per le costruzioni precedenti e in alcuni casi furono munite di barbacani, rinforzi esterni di solito ad andamento inclinato.

Sulla cinta muraria fu creato un susseguirsi di ampie caditoie, addirittura raddoppiate in corrispondenza della porta d'ingresso. Varcata la soglia si entrava in un atrio spazioso e cupo che per una seconda porta, aperta di fronte a quella d'ingresso, metteva nel cortile; essa era munita di saracinesca ad uso di sbarramento tra l'atrio e l'ingresso.
Tanta cura difensiva era ben giustificata: l'antico mastio, estrema difesa del castello barbarico, si era ormai tanto ampliato che, per dare luce alle sue parti più interne, si era dovuto scavarlo al centro.
Il cortile nel mezzo della rocca ha qui una completa ed appropriata applicazione: ancora serrato nelle spesse muraglie, appena sbrecciate dalle piccole fessure delle scarse finestre rivolte verso la campagna, il castello si apre ridente e gaio verso lo spazio del cortile.
Gli architetti della rinascenza riprenderanno l'idea di coordinare i castelli-palazzi attorno ad un preordinato spazio centrale.
Il piano terreno era occupato per intero dagli uomini di arme, sopra l'atrio d'ingresso un locale destinato alla manovra della saracinesca e agli uomini di guardia per le piombatoie. L'abitazione e le sale di rappresentanza erano collocate ai piani superiori.

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Carattere costante dei vari passaggi evolutivi che abbiamo esaminato, era stata la ricerca di una maggiore comodità abitativa.
Questo impegno era stato tuttavia sempre localizzato all'interno del mastio che si era cercato di adattare, alla meno peggio, alla sua doppia funzione di organo difensivo e di edificio residenziale, raggiungendo talvolta risultati veramente notevoli. Ma accanto a questa continua ricerca di perfezionamento abitativo all'interno del torrione difensivo, altri elementi edilizi si erano andati formando nel tempo, frammezzo agli spazi racchiusi tra le cinta murate, destinati tanto ai servizi generali, quanto all'abitazione.
Siccome non si poteva rinunciare alla protezione del mastio e poiché questo, per la sua concezione costruttiva basata su considerazioni di carattere militare, era inadatto alla residenza, si pensò di costruire, dentro la cinta fortificata, la casa di abitazione distinta dal torrione, entro il quale tuttavia si era pronti a rifugiarsi quando il pericolo lo imponeva.

Il fabbricato per l'abitazione, in un primo tempo, era costituito solo da due o tre ambienti di estrema semplicità; in seguito, affinandosi i costumi di vita, questa parte del castello si ampliò, ebbe pareti robuste e un proprio ingresso con ponte levatoio.
Al centro del fabbricato esisteva sovente un cortile attorno al quale erano coordinati i locali in un sistema distributivo pressoché costante. Al piano terreno il corpo di guardia, la "sala di giustizia" con il trono per il signore, le cucine e i locali per la servitù; nel sotterraneo le prigioni e i magazzini; ai piani superiori le stanze per l'abitazione.

Per il suo stesso carattere di dimora dei familiari del feudatario, il palazzo era più aperto agli estranei di quanto lo fosse il mastio, ma appunto per questa sua condizione, esso era anche più accessibile all'irruzione e alla congiura.

Spetterà agli architetti della rinascenza, a Leonardo, a Francesco di Giorgio, a Luciano Laurana, il compito di realizzare la sintesi tra gli elementi componenti il castello medioevale con la creazione delle splendide residenze principesche del primo Rinascimento, nelle quali ancora compaiono tanti elementi formali dell'edilizia fortificatoria del Medio Evo, utilizzati per il loro valore espressivo piuttosto che per una vera esigenza di funzioni.

Questo passaggio dall'originaria funzione del castello, fortificatoria e di dimora, alla seconda, di dimora e di rappresentanza, può essere frequentemente rilevabile in molti edifici, elevati nel Medio Evo e successivamente adattati, dai loro abitatori, ai nuovi costumi di vita.

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