| La modulazione di ampiezza ha trovato, fin dalla sua nascita, un largo impiego in ogni campo delle telecomunicazioni. Di rilevante importanza il suo uso nelle trasmissioni radio. |
In
telecomunicazioni la radio è un sistema di comunicazione basato sulla
propagazione nello spazio di onde elettromagnetiche ("Pillole
di storia"). Le onde radio emesse da un'antenna trasmittente si
propagano nello spazio e vengono captate da un'antenna ricevente, qui il segnale
elettrico viene infine riconvertito nel suono originale.
Poiché in
un'atmosfera uniforme le onde elettromagnetiche viaggiano in linea retta, le
comunicazioni radio a lunga distanza dovrebbero essere impedite dalla curvatura
della superficie terrestre; sono tuttavia possibili grazie alle proprietà della
ionosfera di riflettere le radioonde. Le onde cortissime, che normalmente non
vengono riflesse dalla ionosfera, possono essere ricevute invece solo a breve
distanza; si tratta delle lunghezze d'onda inferiori ai 10 m, e quindi
caratterizzate da una frequenza molto elevata (VHF, Very High Frequency),
ultraelevata (UHF, Ultra High Frequency) o superelevata (SHF, Super High
Frequency).
Un tipico sistema di
comunicazione radio è formato da due elementi principali: un trasmettitore
e un ricevitore.

I componenti
essenziali di un radiotrasmettitore sono: un generatore di oscillazioni, che
converte l'elettricità in oscillazioni di determinata frequenza; un amplificatore,
che aumenta l'intensità delle oscillazioni mantenendo la frequenza invariata;
un microfono, che converte le informazioni da trasmettere in una tensione
elettrica variabile. Altri elementi importanti del radiotrasmettitore sono il
modulatore, che usa le tensioni prodotte dal microfono per controllare le
variazioni di intensità delle oscillazioni o la frequenza istantanea dell'onda
portante, e l'antenna, che irradia l'onda portante modulata.
Le caratteristiche di un radiotrasmettitore sono diverse a seconda delle modalità di impiego. Una radio da usare in un veicolo mobile, ad esempio, deve essere leggera e trasmettere in modo chiaro. In una stazione radio commerciale, invece, le dimensioni e il peso sono secondari, mentre vanno tenuti in maggiore considerazione il costo e la fedeltà, in particolare per le stazioni in modulazione di frequenza (FM). Il controllo rigoroso della frequenza è una necessità assoluta, dato che una minima deviazione può causare interferenze con stazioni che trasmettono sulla stessa lunghezza d'onda.
I componenti
essenziali di un radioricevitore sono: 1) un'antenna, che capta le onde
elettromagnetiche e le converte in oscillazioni elettriche, 2) un amplificatore,
che aumenta l'intensità delle oscillazioni, 3) un dispositivo per la
demodulazione, 4) un altoparlante, che converte gli impulsi in onde sonore
udibili dall'orecchio umano.
Il segnale in arrivo dall'antenna, che consiste in un'onda portante in radiofrequenza modulata da un segnale in audiofrequenza o videofrequenza, è generalmente debolissimo. Il ricevitore deve essere quindi molto sensibile per rivelare e amplificare i segnali in modo da ottenere un suono chiaro.
L'amplificatore
aumenta la tensione del segnale. Il radioricevitore può anche avere uno o più
stadi di amplificazione della tensione dell'audiofrequenza, tuttavia l'ultimo di
questi, prima dell'ingresso nell'altoparlante, deve essere uno stadio di
amplificazione di potenza.
Benché per
l'invenzione della radio siano state necessarie molte scoperte nel campo
dell'elettricità, l'inizio della storia delle radiocomunicazioni può essere
fatto coincidere con il 1873, anno in cui il fisico britannico James Clerk
Maxwell pubblicò la sua teoria sulle onde elettromagnetiche.
La teoria di Maxwell
venne avvalorata dall'attività sperimentale del fisico tedesco Heinrich Hertz
il quale, circa 15 anni dopo, riuscì a generare onde elettromagnetiche fornendo
una carica elettrica a un condensatore e cortocircuitandolo. Nella scarica
elettrica risultante, la corrente aumentava improvvisamente di intensità fino a
provocare l'inversione di carica nelle due armature del condensatore,
determinando una differenza di potenziale opposta; il processo si ripeteva più
volte, e la carica variava in modo regolare creando una scarica elettrica
oscillante sotto forma di scintilla. Parte dell'energia di questa oscillazione
veniva irradiata, sotto forma di onde elettromagnetiche. Hertz riuscì a
misurare molte delle proprietà di queste onde, dette hertziane, tra cui la
lunghezza d'onda e la velocità di propagazione.
La possibilità di
utilizzare le onde elettromagnetiche per la trasmissione a distanza di messaggi
e segnali risale a molto tempo prima dell'avvento delle radiocomunicazioni;
strumenti particolari, come ad esempio l'eliografo, venivano impiegati per
trasmettere informazioni sotto forma di raggi luminosi che potevano essere
modulati e adattati all'uso del codice Morse. Le proprietà delle radioonde,
tuttavia, le rendono di gran lunga preferibili alle altre forme di radiazione
elettromagnetica per le comunicazioni: anche enormemente attenuate, esse possono
essere ricevute, amplificate e demodulate. Per disporre di amplificatori di
qualità si dovette attendere l'invenzione delle valvole elettroniche, in
particolare del triodo. Nonostante i progressi considerevoli in radiotelegrafia
(nel 1901 Marconi effettuò una comunicazione transatlantica), la radiotelefonia
non avrebbe mai potuto trovare applicazione pratica senza gli sviluppi
dell'elettronica.
L'invenzione della
radio è attribuita a Guglielmo Marconi che, a partire dal 1895, mise a punto
oscillatori a scintilla collegati a rudimentali antenne. Nel 1896 lo scienziato
italiano riuscì a trasmettere segnali a oltre 1500 m di distanza e l'anno
seguente trasmise segnali dalla terraferma a una nave situata a una trentina di
chilometri dalla costa. Nel 1899 stabilì le prime comunicazioni commerciali tra
Francia e Inghilterra; all'inizio del 1901 inviò segnali a una distanza di 322
km e, sempre nello stesso anno, riuscì a inviare il primo segnale oltre
l'oceano Atlantico. Già nel 1902 si iniziò a inviare regolarmente messaggi via
radio attraverso l'Atlantico, e nel 1905 molte navi adottarono la radio per
comunicare con le stazioni costiere. Per le sue scoperte nel campo della
radiotelegrafia, Marconi condivise nel 1909 il premio Nobel per la fisica con il
tedesco Karl Ferdinand Braun.
Allo stesso periodo risalgono diverse importanti conquiste tecnologiche: si cominciò a usare circuiti-tampone per la sintonia, furono messe a punto antenne migliori e furono adottati trasformatori per aumentare la tensione inviata all'antenna. Furono inoltre sviluppati rivelatori più funzionali, tra i quali quelli magnetici (il cui funzionamento si basava sulla capacità delle radioonde di demagnetizzare cavi in acciaio), i bolometri (che misuravano l'aumento di temperatura di un cavo sottile attraversato da radioonde), i diodi e le valvole termoioniche, dette anche tubi elettronici a vuoto.