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I prodotti tipici         

 

 

La strada da percorrere per sostenere l’agricoltura è la costituzione di consorzi per la tutela e la valorizzazione dei prodotti tipici, anche in  considerazione del fatto che il consumatore richiede i prodotti genuini e caratteristici di una certa zona.

Puntare sulla qualità, significa essere competitivi sul mercato, offrire un prodotto di qualità preservandolo dalle imitazioni, anche a costo di farne aumentare il prezzo.

E’ in aumento il numero di consumatori disposti ad acquistare avendo come obiettivo primario la qualità e la salute; in questo senso la terribile vicenda della BSE, ha indotto tutti ad una riflessione più attenta sull’agricoltura e sull’allevamento, condotti con criteri non solo di guadagno, ma soprattutto di sicurezza.

Il riconoscimento dei prodotti tipici, che potrebbero scomparire mentre costituiscono la peculiarità del patrimonio culturale del nostro Paese, è la strada che stanno percorrendo i produttori dello Stracchino del Monte Bronzone, i quali, insieme con tutti gli allevatori bergamaschi, si sono uniti nella Associazione Produttori Ovini e Caprini  e da anni sono in attesa del riconoscimento del marchio DOP.

 

L'olio

La certificazione DOP è stata invece ottenuta per la produzione dell’olio dei laghi del Basso Sebino.

La richiesta di mercato è molto elevata e non soddisfatta da una produzione che procede ancora piuttosto lentamente, l’intervento della Comunità Montana si concretizza attraverso incentivi e offerta di piante di ulivo per aumentare la produzione.

Così, ogni anno si incrementa la piantumazione di piante acquistate dagli olivicoltori presso vivai in grado di garantirne la genetica (cioè le caratteristiche genetiche proprie degli ulivi coltivati su questo territorio).

Per lasciare spazio agli ulivi, si estirpa la vite, altra importante risorsa agricola di questo territorio soprattutto nella zona collinare.

Le piante di ulivo messo a dimora sono circa 2000 / 2500 all’anno; il prezzo di una pianta è di 5 € più IVA; si prevede in questo modo di incentivare la produzione di olio certificato, particolarmente apprezzata anche se poco conosciuta, a causa soprattutto della difficoltà che i piccoli produttori di queste zone hanno ad imporsi sul mercato

 

La vite

Indirettamente, parlando dell’ulivo si è fatto riferimento ad un’altra importante coltivazione di questo territorio, la vite.

Scompaiono i piccoli vigneti delle zone più disagiate (i ronchettini), dove la lavorazione meccanica è quasi impossibile,  ed alla progressiva "avanzata"  dell’ulivo, coltura meno impegnativa.

Tale fenomeno, non deve far pensare che dai territori collinari di questa comunità montana stia scomparendo del tutto la coltivazione della vite; chiudono le piccole aziende familiari, ma se ne creano di nuove, di notevole consistenza, caratterizzate da una impostazione moderna per quanto riguarda sia i sesti d’impianto, sia la meccanizzazione aziendale e sia l’impostazione stessa della cantina.

La vecchia cantina era basata sul torchio a mano, sulle botti in legno, oppure in cemento, e sulla quasi totale assenza di filtri per la pulizia del vino.

In aggiunta alla vinificazione veniva prodotto il torchiato, ottenuto da un’ulteriore spremitura delle vinacce da cui si ricavava per distillazione la grappa, la quale nella tradizione locale, oltre ad essere consumata come liquore, veniva utilizzata a scopo terapeutico-medicinale.

L’uso della grappa si estendeva anche al mondo animale; alle mucche, infatti, veniva somministrato caffè e grappa come corroborante dopo il parto, o in caso di forte debilitazione o anche come digestivo per facilitare la ruminazione.

Non va poi dimenticato che presso una civiltà contadina, provata dalla miseria e da una scarsissima conoscenza di norme alimentari corrette, il liquore era considerato parte integrante dell’alimentazione.

Oggi la cultura del vino è cambiata e anche la cantina è gestita in forma industriale, dalle metodologie di vinificazione ai contenitori per la commercializzazione.

L’etichetta stessa non è più un particolare di poco conto, ma assume un ruolo molto importante: si studiano colore e forma per attirare l’acquirente. Come in ogni altro settore della nostra vita, in cantina, oltre alla tecnologia, è entrato anche il marketing.

Nella Comunità Montana del Monte Bronzone vi sono alcune importanti cantine con una propria etichetta, a differenza delle vecchie cantine che producevano e commercializzavano vino sfuso: oggi il mercato non richiede più la damigiana proprio perchè è cambiata la cultura del bere.

La commercializzazione si rivolge ai ristoranti, alle enoteche e ai negozi.  

Il mercato che assorbe questa produzione non è solo quello italiano, ma anche quello tedesco, svizzero, austriaco, inglese e francese.

Il passo successivo si rivolgerà a quei paesi dove sono stati avviati significativi contatti commerciali: essi sono il Giappone e gli USA.

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