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Il
parapendio è un paracadute a
profilo alare, progettato per decollare utilizzando la spinta delle gambe
del pilota e per volare utilizzando soltanto l’energia del vento e
quella della gravità.
I
decolli avvengono sempre grazie ad un pendio che facilita la corsa e
quindi il gonfiaggio della vela: il vento penetra nella vela, dalle
aperture situate nella parte anteriore dei cassoni.
Il
parapendio è costituito fondamentalmente da tre parti:
1-
la vela formata da due superfici di un particolare tessuto in nylon
resistente e leggero, disposte parallelamente e tenute insieme da un certo
numero di membrane verticali dette centine. Essa è realizzata in modo da
riempirsi d’aria durante le fasi iniziali del decollo.
2-
i cordini, composti da materiale robustissimo attaccati alla vela
3-
l’imbraco o sella, agganciato al fascio funicolare mediante due
moschettoni.
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PREPARAZIONE
Il
parapendio si solleva dietro il pilota e deve oscillare in avanti per
stabilizzarsi al disopra di lui, parallelamente alla direzione della
corsa, con tutti i cassoni gonfi.
Si
inizia ad analizzare rapidamente l’organizzazione delle funi di
sospensione. Le funi anteriori comandano la parte anteriore della vela e
l’apertura dei cassoni; quelle posteriori governano la metà posteriore.
L’imbracatura
è collegata alle funi di sospensione per mezzo di elevatori a forma di
cinghia.
Il
pilota, in piedi con le cinture allacciate, è posizionato controvento,
rivolto verso il pendio; si trova al centro dei quattro elevatori, due posteriori e
due
anteriori, che reggono le impugnature dei freni.
I freni sono due
braccialetti di tessuto, che comandano un cavo collegato direttamente ai
due lembi posteriori della vela. Sono i freni che servono a dirigere il
parapendio, a regolare la velocità ed a controllarne l’assetto durante
la corsa di decollo.
DECOLLO
Decollare
non significa lanciarsi, ma correre finché non si è in volo. La corsa ha
lo scopo di imprimere all’ala una velocità tale da farla volare.
A
braccia alzate, si devono spingere le bratelle anteriori.
Dal
momento in cui si vede apparire la vela sopra la
testa, con tutti i cassoni gonfi, si deve correre parallelamente al
suo movimento, spingendo sempre le bratelle anteriori con il pollice e
l’indice disposti in maniera tale da formare una specie di uncino.
Più
la vela si solleva più le bratelle anteriori tendono a sfuggire dalle
dita. E’ in questo momento che si abbassano le mani (che tengono le
impugnature dei freni) a livello delle spalle. Una regola importante
consiste nell’essere capaci di lasciarsi cadere con tutto il
peso del corpo nell’imbracatura per raggiungere il punto
d’inizio del pendio.
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L’ATTERRAGGIO
L’atterraggio
si effettua in due tempi: verso i 3 metri si esegue una manovra di
arrotondamento lasciando le mani al petto per due secondi, poi si accentua
il gesto di frenatura allo scopo di arrestarsi
rasoterra.
E’
indispensabile cercare il contatto con il suolo a gambe semi-tese ed è
fortemente sconsigliato atterrare sui glutei.
Le
stagioni che danno più soddisfazione agli esperti sono la primavera e
l’estate perché il riscaldamento solare è più intenso e quindi
produce forti correnti termiche perciò i voli possono essere
prolungati e di distanza.
ABBIGLIAMENTO
IDEALE
Calzature
a suola vibram senza
ganci, tuta tagliavento, guanti, occhiali,
casco, fischietto
da utilizzare in caso di inconvenienti, bussola.
Il
parapendio viene praticato anche nelle zone del Basso Sebino.
Ad
esempio sui colli di S. Fermo e sul monte Bronzone si svolgono molte
manifestazioni e gare, grazie alla particolare conformazione del territorio montuoso: sono
presenti ripidi versanti
verso la Valle Cavallina e verso i laghi d’Iseo e di Endine, con
conseguente formazione di notevoli correnti ideali per i voli.
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