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        Area di progetto - anno scolastico 2001/2002

   Il parapendio          

 

 

Il parapendio è un paracadute  a profilo alare, progettato per decollare utilizzando la spinta delle gambe del pilota e per volare utilizzando soltanto l’energia del vento e quella della gravità.

I decolli avvengono sempre grazie ad un pendio che facilita la corsa e quindi il gonfiaggio della vela: il vento penetra nella vela, dalle aperture situate nella parte anteriore dei cassoni.

Il parapendio è costituito fondamentalmente da tre parti:

 1- la vela formata da due superfici di un particolare tessuto in nylon resistente e leggero, disposte parallelamente e tenute insieme da un certo numero di membrane verticali dette centine. Essa è realizzata in modo da riempirsi d’aria durante le fasi iniziali del decollo.

2-  i cordini, composti da materiale robustissimo attaccati alla vela

3-  l’imbraco o sella, agganciato al fascio funicolare mediante due moschettoni.

PREPARAZIONE

Il parapendio si solleva dietro il pilota e deve oscillare in avanti per stabilizzarsi al disopra di lui, parallelamente alla direzione della corsa, con tutti i cassoni gonfi.

Si inizia ad analizzare rapidamente l’organizzazione delle funi di sospensione. Le funi anteriori comandano la parte anteriore della vela e l’apertura dei cassoni; quelle posteriori governano la metà posteriore.

L’imbracatura è collegata alle funi di sospensione per mezzo di elevatori a forma di cinghia.

Il pilota, in piedi con le cinture allacciate, è posizionato controvento, rivolto verso il pendio; si trova al centro dei quattro elevatori, due posteriori e due anteriori, che reggono le impugnature dei freni. 

I freni sono due braccialetti di tessuto, che comandano un cavo collegato direttamente ai due lembi posteriori della vela. Sono i freni che servono a dirigere il parapendio, a regolare la velocità ed a controllarne l’assetto durante la corsa di decollo.

DECOLLO

Decollare non significa lanciarsi, ma correre finché non si è in volo. La corsa ha lo scopo di imprimere all’ala una velocità tale da farla volare.

A braccia alzate, si devono spingere le bratelle anteriori.

Dal momento in cui si vede apparire la vela sopra la  testa, con tutti i cassoni gonfi, si deve correre parallelamente al suo movimento, spingendo sempre le bratelle anteriori con il pollice e l’indice disposti in maniera tale da formare una specie di uncino.

Più la vela si solleva più le bratelle anteriori tendono a sfuggire dalle dita. E’ in questo momento che si abbassano le mani (che tengono le impugnature dei freni) a livello delle spalle. Una regola importante consiste nell’essere capaci di lasciarsi cadere con tutto il  peso del corpo nell’imbracatura per raggiungere il punto d’inizio del pendio.  

L’ATTERRAGGIO

L’atterraggio si effettua in due tempi: verso i 3 metri si esegue una manovra di arrotondamento lasciando le mani al petto per due secondi, poi si accentua il gesto di frenatura allo scopo di arrestarsi  rasoterra.

E’ indispensabile cercare il contatto con il suolo a gambe semi-tese ed è fortemente sconsigliato atterrare sui glutei.

Le stagioni che danno più soddisfazione agli esperti sono la primavera e l’estate perché il riscaldamento solare è più intenso e quindi produce forti correnti termiche perciò i voli possono essere  prolungati e di distanza.

ABBIGLIAMENTO IDEALE  

Calzature a suola vibram senza ganci, tuta tagliavento, guanti, occhiali, casco, fischietto da utilizzare in caso di inconvenienti, bussola.

Il parapendio viene praticato anche nelle zone del Basso Sebino.

Ad esempio sui colli di S. Fermo e sul monte Bronzone si svolgono molte manifestazioni e gare, grazie alla particolare conformazione del territorio montuoso: sono presenti  ripidi versanti verso la Valle Cavallina e verso i laghi d’Iseo e di Endine, con conseguente formazione di notevoli correnti ideali per i voli.

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