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ISTITUTO SCOLASTICO STATALE " ETTORE MAJORANA" Sezione di Sarnico

 

Una pagina di critica:

LA RELIGIOSITA' DEL TASSO
di Eugenio Donadoni

 

 

“……..Egli non conobbe crisi. Non mai sentì invitto il bisogno di elevarsi ad una vita di purità e di dignità superiore. La sua volontà rimane attaccata alla terra sempre.

Egli non rinunzia mai a nessun diritto, a nessuna esigenza del suo io.

Sant'Anna lo abbatte, anche più che non lo umilii: demolisce il poeta, non trasforma l'uomo. La sventura non lo innalza, Dio non gli parla nella solitudine: nella solitudine gli parlano e lo tribolano gli spiriti beffardi. Vede, si, la Vergine, tra San Benedetto e Santa Scolastica: e fa voto di andare pellegrino, come accadrà, alla Madonna di Loreto; ma quella è brama di uscire di malattia e dal carcere, intercedendo per lui il fondatore dell'Ordine monastico caro a lui sin dalla fanciullezza.

Nella solitudine egli pensa al mondo, che è rimasto alle sue spalle: ai carnevali, che egli non può godere: a curarsi con medicine non meno efficaci che gradevoli: a stancare di preghiere il Duca, e quanti possono arrivare al Duca: a difendere il suo poema.

Rimase sempre inferiore alla sua sventura.

Non giunse ad accettare il dolore mandato da Dio, a subire l'ingiustizia permessa da Dio, a scrutare, nella propria coscienza, le miserie che dovevano espiarsi: ad abbandonarsi, abbandonato dal mondo, in Dio.

Egli non intese la consolazione evangelica: Non angustiatevi del domani.

Né il monito: Basta a ciascun giorno il suo male.

Da sé non seppe staccarsi mai.

La pace di Monte Oliveto e di Santa Maria la Nova e di Sant'Onofrio sono il riposo momentaneo, o il sonno ultimò di uno stanco o di un vinto, non le stazioni dell'anima a Dio: Gli anni più apparentemente religiosi della vita del Tasso sono forse quelli, in cui piú lo angosciano le cure e le preoccupazioni: in cui più piatisce per essere ben trattato nelle Corti: in cui la sua vanità più chiede di essere soddisfatta ed accarezzata: in cui gli pare conveniente che Napoli lo mantenga a spese pubbliche.

Sino l'ultima lettera al Costantini non è meno un certo presentimento della morte, e della vita che sarà dopo la morte, che la parola dell'orgoglio: della coscienza, nel poeta, della sua grandezza: del suo diritto a vivere fra gli uomini, per la gloria”.

 

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