“……..Egli
non conobbe crisi. Non mai sentì invitto il bisogno di elevarsi ad
una vita di purità e di dignità superiore. La sua volontà rimane
attaccata alla terra sempre.
Egli non
rinunzia mai a nessun diritto, a nessuna esigenza del suo io.
Sant'Anna lo
abbatte, anche più che non lo umilii: demolisce il poeta, non
trasforma l'uomo. La sventura non lo innalza, Dio non gli parla
nella solitudine: nella solitudine gli parlano e lo tribolano gli
spiriti beffardi. Vede, si, la Vergine, tra San Benedetto e Santa
Scolastica: e fa voto di andare pellegrino, come accadrà, alla
Madonna di Loreto; ma quella è brama di uscire di malattia e dal
carcere, intercedendo per lui il fondatore dell'Ordine monastico
caro a lui sin dalla fanciullezza.
Nella
solitudine egli pensa al mondo, che è rimasto alle sue spalle: ai
carnevali, che egli non può godere: a curarsi con medicine non meno
efficaci che gradevoli: a stancare di preghiere il Duca, e quanti
possono arrivare al Duca: a difendere il suo poema.
Rimase sempre
inferiore alla sua sventura.
Non giunse ad
accettare il dolore mandato da Dio, a subire l'ingiustizia permessa
da Dio, a scrutare, nella propria coscienza, le miserie che dovevano
espiarsi: ad abbandonarsi, abbandonato dal mondo, in Dio.
Egli non intese
la consolazione evangelica: Non angustiatevi del domani.
Né il monito:
Basta a ciascun giorno il suo male.
Da sé non
seppe staccarsi mai.
La pace di
Monte Oliveto e di Santa Maria la Nova e di Sant'Onofrio sono il
riposo momentaneo, o il sonno ultimò di uno stanco o di un vinto,
non le stazioni dell'anima a Dio: Gli anni più apparentemente
religiosi della vita del Tasso sono forse quelli, in cui piú lo
angosciano le cure e le preoccupazioni: in cui più piatisce per
essere ben trattato nelle Corti: in cui la sua vanità più chiede
di essere soddisfatta ed accarezzata: in cui gli pare conveniente
che Napoli lo mantenga a spese pubbliche.
Sino l'ultima
lettera al Costantini non è meno un certo presentimento della
morte, e della vita che sarà dopo la morte, che la parola
dell'orgoglio: della coscienza, nel poeta, della sua grandezza: del
suo diritto a vivere fra gli uomini, per la gloria”.