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Anche
se inizialmente il
cavallo era usato come animale dal lavoro, l’equitazione
è stata da sempre oggetto di osservazione e studio.
Dall’epoca
moderna, invece, si ha la separazione e la specializzazione dei diversi
utilizzi del cavallo: non esiste un solo cavallo per tutte le
esigenze ma uno diverso per ogni impiego.
Per
tutta l’antichità il cavallo venne utilizzato per scopi bellici come mezzo
di sfondamento; successivamente si trasformò in un importante mezzo di
manovra che poteva giocare un ruolo decisivo grazie alla velocità e all'utilità del suo impiego.
Alla
progressiva riduzione dell’uso militare del cavallo corrisponde
una crescente motivazione sportiva all’equitazione.
Uno
degli strumenti essenziali è la sella che serve per ammortizzare il
contatto tra le natiche del cavaliere e la groppa del cavallo.
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La
sella è fissata al cavallo con cinghie cui aderisce attraverso una
sottosella, ossia un’imbragatura che le impedisce di
scivolare e proteggere il dorso dell’animale.
L’imboccatura viene infilata sulla
testa dell’animale, è formata da una serie di cinghie che reggono dei
filetti. Questi filetti vengono attaccati alle briglie e
consentono al cavaliere di dirigere, attraverso degli impulsi l’animale.
Come
si sella il cavallo
La
parte giusta per avvicinarsi al cavallo è la sinistra.
Si deve,
dapprima, accarezzare con la mano il pelo dell’animale per tranquillizzarlo e
quindi posare la sella piuttosto in alto sul dorso, facendola slittare
delicatamente nella giusta posizione.
Il
filetto è adatto ai cavalieri inesperti che montano i cavalli giovani;
se il cavaliere lo usa impropriamente per tenersi in equilibrio,
non causa gravi danni alla bocca del cavallo che non perde la sensibilità
necessaria a recepire i comandi alla minima pressione.
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La parte superiore
del filetto va posta sopra le narici, quella posteriore poggia nell’incavo del
mento.
Redini
e imboccature servono a guidare il cavallo.
Per
riuscire a dirigere il cavallo a piacere, si devono impartire con le briglie
"ordini" precisi e
porre il
cavallo in condizione di decifrare le intenzioni del cavaliere .
L’imboccatura
non deve infastidire il cavallo: al fastidio l’animale si oppone
attaccandosi al ferro del morso agitando la testa e scalpitando; il ferro
va tenuto leggero mantenendo però in continuazione il contatto con la
bocca dell’animale.
Come
si monta
Per
salire sul cavallo bisogna mettersi alla sua sinistra, prendere le redini
e posarle con la mano sinistra sopra il collo dell’animale lasciando
cadere dalla parte destra le loro estremità.
Infilare il piede sinistro
fino al tallone nella staffa, mettere la mano destra in mezzo alla sella
mentre la gamba destra, all’inizio flessa, si distende e la gamba
sinistra si drizza sulla staffa.
A questo punto bisogna sedersi in sella
con delicatezza, introducendo le punte dei piedi sulle staffe con i talloni rivolti in basso.
Per
scendere invece bisogna impugnare le redini con la mano sinistra, appoggiarle
entrambe sopra il collo dell’animale, sfilare i piedi dalle staffe e poi passare la gamba destra dietro la sella e lasciarsi
scivolare fino al contatto dei piedi con il suolo.
Le
redini non vanno mai tirate; ad un cavaliere esperto servono solo per
dirigere i movimenti dell’animale.
Le
andature
Inizialmente
il cavaliere comincerà ad apprendere l’andatura
al passo, che si sviluppa in quattro tempi, si passerà poi al trotto,
andatura che si sviluppa in due tempi e, successivamente, al galoppo.
Il
modo più semplice per galoppare è trottare rapidamente.
Esistono vari
tipi di galoppo: galoppo riunito, disunito, rovesciato e allungato.
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Il
passo
Il
passo è un’andatura in quattro tempi durante i quali il cavallo solleva
ogni singolo arto in questa successione:
-primo
tempo: posteriore sinistro;
-secondo
tempo: anteriore sinistro;
-terzo
tempo: posteriore destro;
-quarto
tempo: anteriore destro.
Il
trotto
Questa
andatura si sviluppa in due tempi.
Il cavallo poggia terra in successione
il diagonale sinistro e il diagonale destro. Tra queste due fasi il
cavaliere può trottare in due modi diversi: seduto o sollevato.
Nel
trotto seduto il cavaliere rimane sulla sella senza sollevarsi, mentre nel
trotto sollevato il cavaliere siederà sulla sella e senza alcuno sforzo e,
seguendo il movimento del cavallo, galopperà sollevato dalla sella.
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Il
salto
Prima
di affrontare il salto è utile fare un po’ di esercizi sia per il
cavaliere che per il cavallo in modo che prenda confidenza con gli
ostacoli e nasca tra i due una fiducia reciproca.
Nel
salto è fondamentale trovare una posizione di equilibrio in modo da
raggiungere l’ostacolo in perfetta armonia col cavallo.
Se il cavaliere
ha buon senso lascerà decidere al cavallo se saltare o meno un ostacolo,
rispettando la sua volontà in modo da non infastidirlo.
Durante il superamento dell’ostacolo non si devono
stringere le ginocchia ma serrare il cavallo tra i polpacci e ricordarsi
che gli occhi non devono guardare l’ostacolo ma vanno puntati lontano
verso un punto immaginario.
Un po’ di
storia…
Nel
1823 si istituisce la Scuola di Equitazione Venaria Reale.
Nel 1891 nasce
la Scuola di Tor di Quinto a Roma.
Nel 1902 si disputa a Torino il primo
concorso ippico internazionale, anche se le gare al galoppo si disputavano
sin dal 1840.
Nel
1911 nasce la Società per il Cavallo da Sella; questa società entra a
far parte del CONI trasformandosi in Federazione Italiana Sport Equestri,
nel 1926.
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