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Una montagna da vivere         

 

 

 

Il quadro delineato, relativo alla Comunità Montana del Monte Bronzone, offre un chiaro esempio di realtà montana in cui luci ed ombre si alternano a definire la situazione di un ambiente che tenta di uscire dall’isolamento e di risolvere il grave problema dello spopolamento.

La montagna non deve essere considerata una realtà a se stante, ma parte integrante della società che la circonda.

Solo una visione di questo tipo può consentire alla montagna di essere valorizzata e curata da gente che la ama, rispettandone l’ambiente e la natura.

Quanto detto non può e non deve suonare come la solita retorica fatta di comitati, di ipotesi di stanziamenti, di cerimonie, di passaggi radio-televisivi, ancor più pertinenti perché legati alla celebrazione dell’Anno della Montagna.  

        

Non servono le celebrazioni per comprendere quale sia il vero problema in gioco: spesso alla durezza dell’ambiente montano si accompagna anche lo sfruttamento di chi è costretto a viverci, si accompagna l’abissale distacco tra un accettabile tenore di vita e la lotta quotidiana per una vita dignitosa in un ambiente progressivamente abbandonato anche dai servizi essenziali.

Non si può pensare di aver bisogno di qualcuno che salvi le nostre montagne, che renda un servizio alla comunità intera e che non ottenga in cambio nemmeno l’indispensabile per vivere con dignità.

Sembra che non ci si renda conto che impedire lo spopolamento della montagna è di fondamentale importanza per un intero territorio, perché il degrado di una parte si ripercuote inevitabilmente sul tutto.

Pare che siano solo le ricorrenze o la cronaca a ricordarcelo, a ricordarlo a noi uomini sempre più protesi verso il futuro e sempre meno consapevoli dell’importanza che hanno antichi lavori di fatica come quello dell’agricoltore: il dissesto idrogeologico e il degrado ambientale delle nostre montagne fanno sentire i loro effetti ogni qualvolta contiamo, ad esempio, i danni, se non addirittura i morti, di una pioggia torrenziale.

La situazione in cui versano le montagne, e la Comunità del Monte Bronzone è solo uno dei tanti esempi. non ha bisogno di piani faraonici, della promessa di investimenti, di un accurato studio statistico, oppure di qualche cronista con il compito di riempire un notiziario.  

La montagna ha bisogno che, attraverso l’educazione ed il recupero della Civiltà Alpina, si ritorni alla Montagna non solo da turisti, consumatori di aria pura e di "ossigeno buono", ma da cultori ed amatori che vivono in un territorio perché lo amano e perché sono rispettati dall’intera comunità per il lavoro svolto utile a tutti, anche a chi vive nelle città.

Probabilmente, per risolvere seriamente il problema, occorrerebbe ispirarsi per la montagna ad uno stesso slogan di moda anni fa: parlare di una «montagna da vivere» e non solo ed esclusivamente di una «montagna da consumare» come qualsiasi prodotto dell’era della globalizzazione.

Le Comunità Montane, pur tra mille intoppi burocratici, ma grazie al decentramento amministrativo possono elaborare  progetti per le aree montane sia in fase di definizione sia in fase di valutazione definitiva.  

Forse è proprio questa l’occasione giusta per ribadire un concetto assai semplice: salvare la montagna vuol dire investire in libertà ed educazione, difendere giorno dopo giorno la civiltà della Montagna, la vita quotidiana della Montagna fatta di durezza e di fatica.

La fatica è un concetto molto poco amato oggi: se il turista vuole sciare in alta quota, bisogna costruirgli chilometri e chilometri di asfalto che deturpano ambiente e paesaggio.

L’uomo confonde "libertà" con "comodità", ma questa visione non risolve i problemi della Montagna, anzi aiuta a complicarli ed aggravarli.  

La dura realtà da affrontare ci mostra, dunque, una cultura "dell’abitante della montagna ricca di passato, sempre più povera di presente, in pericolo per il futuro"; l’uomo vive sempre meno in quota e, se lo fa, per lavoro magari si sposta nei centri industriali ed ha con l’ambiente montano lo stesso rapporto che ha il turista con  il fine settimana.

La cultura della montagna non deve essere mantenuta in vita solo nelle sagre di paese, organizzate affinché i nostalgici cittadini possano sentire lo struggimento di un passato che non tornerà più; ma deve essere sentita "come esigenza profonda legata all’ostilità dell’ambiente e al coraggio dei montanari di viverci".

In questo senso tutte le agenzie sociali e le organizzazioni politiche hanno il dovere di impegnarsi nell’attuazione di standard che consentono di vivere in montagna.

Eppure, proprio in questa direzione, la sensibilità dei nostri politici è inesistente: le scuole di montagna chiudono, creando un disagio in chi vive ed ama la montagna, capace di portare ad un doloroso distacco pur di non far sopportare a bambini il peso di amare la montagna.

Il servizio scolastico è solo un esempio: si potrebbe elencare una serie di attività che non rientrano nei parametri di competitività e di economicità, oggi considerati i soli elementi che decretano la sopravvivenza di un servizio fondamentale per la vita di intere aree.

Occorre anche avere il coraggio di affermare un’altra dura verità: il turismo non è l’unico toccasana della montagna, anzi spesso ha riprodotto quei problemi che negli scorsi decenni hanno interessato le località marittime, come la cementificazione selvaggia, grazie alla quale le costruzioni sono state edificate senza tenere in considerazione i materiali tipici di una determinata area, ma lasciando in compenso un ambiente pieno di rifiuti e di problemi irrisolti.

L’attenzione non dovrà rivolgersi solo all’agriturismo, amato da quelli cui piace per qualche giorno "fingere" di essere un contadino o un pastore che vive la propria esistenza legato alla natura, alle sue leggi e ai cicli stagionali, ma bisognerà finanziare coloro che vogliono continuare a vivere in montagna  

Forse le scuole, anziché chiuderle, occorrerà aprirle, per formare quel personale specializzato di cui le culture di montagna hanno bisogno . 

Affinché l’Anno della Montagna non si riduca a pura apparenza, ma sia anche fabbrica di proposte concrete ed intelligenti, occorre proprio considerare come obiettivo prioritario la vita di chi la montagna la ama e la vuole vivere rispettandola.

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