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Una delle produzioni di maggiore
importanza è senza dubbio l’allevamento,
soprattutto di ovini e caprini che in questi mesi hanno registrato
un significativo aumento in controtendenza rispetto ai bovini, il
cui calo è costante, causato dalle difficoltà oggettive che tali
attività presentano nelle aree montane e reso ancor più grave
dall’effetto BSE e dalla questione delle «quote latte» (alle
quali non è soggetta la produzione di latte di capra).
A questo punto, qualche dato può
servire a capire di quale entità sia la perdita registrata
nell’ambito dell’allevamento bovino.
Nel 1976 c’erano 250 stalle e 100
allevatori che possedevano la doppia stalla, una in pianura (la
stalla “invernale”) e una a monte (per la monticazione estiva).
Nel 2002 sono presenti sul
territorio 75 aziende zootecniche e 75 allevatori; la stalla è
unica, con l’ovvia conseguenza che le bestie non vengono più
portate in monticazione. Attualmente il 45% del patrimonio
zootecnico è presente in due aziende che si trovano a Credaro.
Cambia il volto dell’azienda
zootecnica, che in passato completava l’allevamento principale
(bovino) con quello ovi-caprino.
Oggi impera la specializzazione, di
conseguenza non si trovano più animali diversi nella stessa stalla,
per precise scelte economiche ed a causa delle nuove normative.
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Ora il patrimonio di ovini e
caprini è quintuplicato rispetto al numero di stalle che, nel
1998/99, erano due o
tre.
Ma è interessante osservare che il
settore ovi-caprino rappresenta una realtà gestita molto spesso da
giovani con un’età media tra i 25 ed i 40 anni, con una
mentalità dinamica che li ha condotti a comprendere che
l’agricoltura, gestita in modo individuale come nel passato, porta
all’isolamento, mentre la tendenza attuale è all’apertura
realizzabile attraverso la creazione di consorzi.
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